venerdì 21 aprile 2017

RIFLESSIONE SUI PREGIUDIZI

Quando andavo alle Superiori, ogni volta che dovevo cimentarmi nello studio di un colosso della nostra fantastica letteratura, sistematicamente, vista la mia allora scarsa voglia di studiare, tralasciavo le pagine inerenti le varie vicende personali di quel determinato autore per passare direttamente all'analisi delle opere da questo composte.

Facendo così, lo studio di un Pirandello o di un Verga, ad esempio, anziché di 20/25 pagine, era ridotto dalla mia pigrizia intellettiva a non più di 10.

Ovviamente, ero convintissimo che una cosa simile mi avrebbe garantito voti quantomeno discreti e di conseguenza, forte della mia furbesca trovata, puntualmente mi presentavo di fronte alla professoressa con un bagaglio di nozioni ridotto fino all'osso.

Un giorno però mi accorsi che tutto questo, in realtá, non mi avrebbe portato a nulla.

Era un freddo pomeriggio di gennaio quando decisi di ripetere al mio papà Manzoni, ovviamente dopo averlo (non) studiato con lo stesso metodo.

Partii subito nell'esporre la sua opera più celebre, "I Promessi sposi".

Dopo neanche cinque minuti però, papà mi chiese alcune cose attinenti alla sfera privata dell'autore ed io andai inevitabilmente in crisi: scena muta!

A quel punto mio padre, con eleganza, mi disse: "Andrea, come puoi pretendere di sapere e ripetere bene "I Promessi sposi" se prima non studi chi è stato Manzoni, in che modo si è dedicato alla letteratura e quali sono stati i motivi o gli eventi che l'hanno spinto a realizzare un vero e proprio capolavoro?!".

A quell'età, avevo sì e no 16 anni, per forza di cose ho recepito le parole di papà in maniera drammatica: in esse non scorgevo un consiglio ed un insegnamento. Dopo averle udite infatti, davanti ai miei occhi non vedevo altro che più pagine da studiare.

A distanza di qualche anno però, ripensando a quelle stesse parole, ho riflettuto su una cosa alquanto curiosa che mi ha portato alla seguente conclusione.

Io credo infatti che, così come non si può capire ed apprezzare fino in fondo un'opera letteraria o musicale senza prima conoscere la vita del relativo autore, allo stesso modo non possiamo comprendere e soprattutto giudicare i comportamenti altrui senza prima sapere quali e quante situazioni quella determinata persona ha dovuto affrontare, quali e quante esperienze ha vissuto, quali e quanti drammi ha subito o quali e quante gioie ha provato.

Solo così potremmo davvero capire perché quello stesso soggetto in un determinato frangente si è comportato in una maniera piuttosto che in un'altra, perché ha risposto con certi toni e parole anziché con altri ed altre, perché riesce ad apprezzare ogni minima cosa che gli capiti e così via.

Insomma, prima di giudicare un nostro caro o, ancor di più, un autentico sconosciuto dovremmo tutti (io in primis ovviamente) prima conoscere i vari episodi che fino a quel momento hanno caratterizzato la loro vita.

Così facendo, secondo me, renderemmo più limpida anche la nostra, di vita!